Secondo uno studio di Cambridge l'uomo si rimpicciolisce, anche nel cervello
scienza - 18/03/2020 - CDA

Nuovi studi e ricerche mettono in evidenza come la perdita di genoma umano da una generazione all'altra provochi facoltà fisiche e mentali inferiori.
Gli uomini del passato avevano una struttura fisica e dimensioni del cervello più grandi.
Probabilmente complice la teoria dell’evoluzione siamo stati abituati a pensare all’uomo e anche alla sua civiltà come in continua ascesa.
L’evoluzione produrrà sempre uomini migliori da un punto di vista fisico e mentale!
Chissà da dove viene questa certezza, forse dalla fede nella bontà del caso cieco, artefice senza volerlo e senza coscienza del mondo.
Anche la legge dell'entropia in modo banale esclude che un sistema possa passare spontaneamente da un ordine inferiore a uno superiore.

Una ricerca condotta presso l’Università di Cambridge ha condotto uno studio che potrebbe mettere in discussione tutto questo.
Analizzando gli scheletri risalenti al 3.300 a.C. e confrontandoli con altri risalenti a un periodo più vicino al nostro, l’850 d.C., in un arco temporale di 4.150 anni, si è scoperto che gli uomini primitivi avevano caratteristiche oggi presenti solo negli atleti migliori, mentre le dimensioni del cervello erano nettamente maggiori (è noto che le capacità cerebrali dipendono molto dal rapporto massa corporea e dimensioni del cervello).
E’ noto che il cosiddetto uomo di Cro-Magnon aveva una massa cerebrale superiore del 10% rispetto a quella dell’uomo moderno.
Tale riduzione (quasi a parità di peso corporeo) sarebbe secondo alcuni scienziati, come David Geary, la prova che stiamo diventando sempre meno intelligenti.

I fautori dell’evoluzione, che non possono accettare una cosa del genere, sostengono che l’evoluzione privilegi cervelli più piccoli per una precisa scelta, in quanto essa stimola la cooperazione tra individui (!).
Beh, certo hanno sempre una spiegazione.
Da un punto di vista genetico è noto che il genoma umano va riducendosi, in poche parole perdiamo geni e dunque facoltà.
Tale perdita è dovuta, secondo alcuni ricercatori, a errori  nella riproduzione del DNA che si accumulano nel tempo e che vengono trasferiti alle generazioni successive.
L’argomento è molto interessante ed è stato anche il tema di un film di successo intitolato Idiocracy, dove s’immagina in un futuro prossimo che l’umanità diventi così stupida da non riuscire a risolvere i problemi più semplici.

Siamo stati abituati a pensare che i nostri avi fossero meno intelligenti, addirittura stupidi? Ma è proprio vero? Forse è vero il contrario: quel che ci hanno lasciato in ogni campo presuppone un'intelligenza viva, paragonabile, se non superiore, alla nostra.
Tuttavia col passare del tempo l'uomo ha prodotto opere di minor rilievo se paragonate a quelle delle età successive.
Soltanto adesso, negli ultimi anni, lo sviluppo prodigioso della tecnica ci ha un po' avvicinato, ma non possiamo competere sul piano della filosofia, della letteratura e della poesia, dato le opere antiche sono di incomparabile bellezza e intelligenza.
Pensateci quando dite che i nostri avi non siano stati intelligenti come noi.