Günther Anders, L’obsolescenza dell’uomo
nuovo ordine sociale - 02/06/2020 - CDA

Ci avviamo verso una nuova età oscura, piena di incubi e fantasmi in parte reali altri creati o esasperati dal potere, per volontà di controllo sulle masse, destinate a essere sempre più ignoranti e manipolate.
Abbiamo un’idea di come si possa formattare l’uomo, renderlo sempre più manipolabile e debole: occorre distruggere ogni identità dell’individuo, partendo da quella biologica e genitoriale, in modo da trasformarlo in monade, un individuo isolato, senza reali interesse per la comunità e affetti. Il vuoto che da ciò deriva sarà riempito dal sesso, che egli potrà praticare senza limiti (pansessualismo), dalle droghe, dal cinema e dalla tv.
Il 
monade sarà indotto a odiare i dissidenti che non mancheranno: saranno etichettati dal potere come I NEMICI, nemici dei diritti (inventati dal potere), le persone che discriminano, gli omofobi i trans omofobi, i razzisti…  
Ci chiediamo solo quando l'umanità potrà liberarsi dal gioco che la opprime, la volontà di potere e dominio di un uomo sull'altro, e se potrà un giorno rinascere oppure essere destinata lentamente a spegnersi e autodistruggersi.  

Lo scritto che segue sembra scritto ieri, in realtà è estratto da una opera, intitolata L’obsolescenza dell’uomo, scritta nel 1956 da Gunther Anders  filosofo e scrittore tedesco.


“Per soffocare in anticipo ogni rivolta, non bisogna farlo in modo violento. I metodi del genere di Hitler sono superati. Basta creare un condizionamento collettivo così potente che l’idea stessa di rivolta non verrà nemmeno più in mente degli uomini.

L’ideale sarebbe quello di formattare gli individui fin dalla nascita limitando le loro abilità biologiche innate. In secondo luogo, si continuerebbe a confezionamento riducendo drasticamente l’istruzione, per riportarla ad una forma di inserimento professionale. Un individuo ignorante ha solo un orizzonte di pensiero limitato e più il suo pensiero è limitato a preoccupazioni mediocri, meno può ribellarsi. Occorre garantire che l’accesso alla conoscenza diventi sempre più difficile ed elitario. Sia che il divario si scavi tra il popolo e la scienza, che l’informazione destinata al grande pubblico siano anestetizzata di qualsiasi contenuto sovversivo.

Specialmente nessuna filosofia. Anche in questo caso, bisogna usare persuasione e non di violenza diretta: attraverso la televisione, si diffonderà sempre intrattenimento che lusingano sempre l’emotivo o l’istintivo. Occuperemo gli spiriti con ciò che è inutile e divertente. È buono, in una chiacchierata e in una musica incessante, impedire allo spirito di pensare. Metteremo la sessualità in prima fila degli interessi umani. Come tranquillante sociale, non c’è niente di meglio.

In generale, si farà in modo di bandire la serietà dell’esistenza, di girare in derisione tutto ciò che ha un valore elevato, di mantenere una costante apologia della leggerezza; in modo che l’euforia della pubblicità diventi lo standard della felicità umana e il modello della libertà. Il condizionamento produrrà da solo una tale integrazione, che l’unica paura – che bisognerà mantenere – sarà quella di essere esclusi dal sistema e quindi di non poter più accedere alle condizioni necessarie per la felicità.

L’uomo di massa, così prodotto, deve essere trattato come quello che è: un vitello e deve essere sorvegliato come deve essere un gregge. Tutto ciò che permette di addormentare la sua lucidità è buono socialmente, il che minaccerebbe di risvegliarla deve essere ridicolizzato, soffocato, combattuto. Qualsiasi dottrina che metta in discussione il sistema deve essere designata come sovversivo e terroristica e coloro che la sostengono dovranno poi essere trattati come tali. La mia vita è la mia vita.

Günther Anders, “L’obsolescenza dell’uomo”, 1956