Il fallimento dell'integrazione svedese
immigrazione - 06/09/2020 - CDA

Riportiamo questo post del giornalista Lucio Rizzica che riassume sinteticamente la situazione in Svezia, considerato ancora oggi dalla sinistra come un modello da seguire anche per noi. In realtà, su ogni piano, è fallimentare. La società svedese e il suo modello ha fallito! Ha fallito il modello sociale imposto, a partire dagli anni '70 del secolo scorso dalla social democraz ia. 

Scritto da Lucio Rizzica

UN MODELLO DI INTEGRAZIONE

La polizia di Stoccolma ha diffuso l'elenco dei criminali più ricercati, a capo delle bande che stanno terrorizzando la Svezia. Il Paese è in mano a violente gang che rispondono a ben 32 leader tutti immigrati o figli di immigrati, di importanza strategica nelle reti del crimine organizzato scandinavo.

Queste bande criminali terrorizzano le città più grandi e popolose della Svezia (non solo la capitale, ma anche Göteborg, Malmö, Uppsala, Helsinborg...) con rapine, furti, attentati dinamitardi, sparatorie e altri crimini. L’anno scorso, la Svezia ha registrato un numero record di ben 257 esplosioni.

15 dei ricercatissimi uomini sono nati in Svezia e sono immigrati di seconda generazione. Uno di loro ha un genitore svedese. I restanti 17 capi banda sono emigrati in Svezia da bambini. Le loro fedine penali sono un compendio di reati che vanno dal traffico allo spaccio di droga, alle minacce, al porto di armi, agli omicidi.

Dal 2017 le autorità locali hanno pensato bene di affidare la risoluzione delle controversie fra bande al clan del leader Hashem Ali Khan, nato in Libano, che controlla la moschea di Göteborg. Il canale Tv4 è un archivio di reati, Katharina Von Sydov, portavoce della polizia, parla di atti violenti anche su bambini e aggressioni anche ai danni degli agenti.

Nei primi sei mesi del 2020 si sono registrati 24 morti e circa 200 sparatorie. Soprattutto nei quartieri multietnici. Il dato clamoroso è che le autorità hanno affidato ai delinquenti ogni azione risolutiva in termini di amministrazione della giustizia. E non è infrequente che le leggi svedesi siano subordinate alla SharÄ«a.

Il 28 agosto scorso, dopo il tramonto, almeno 300 membri delle bande islamiche hanno messo a ferro e fuoco Malmö al grido 'Allah Akhbar'. La spedizione intendeva 'vendicare' quanto fatto da un gruppo di estrema destra reo di avere preso a calci e calpestato un 'Corano'.

Dopo 20 roghi, più o meno una quindicina di arresti e agenti feriti in quantità industriale tutto si è risolto. Solo che sei ore dopo erano già tutti liberi. Nel corso dei raid riecheggiano dialetti armeni, arabi, turchi, bosniaci, somali, ispanici e dell'Oriente estremo.

L'82% dei criminali che compongono le 20 reti mafiose che tengono in scacco il Paese, è figlio di genitori entrambi stranieri. Ma, come qui in Italia, la politica nega la relazione diretta fra immigrazione e criminalità. Lo ha denunciato anche il ricercatore Johan Lundberg. Senza idee chiare non c'è immigrazione.

Gli svedesi si autoaccusano di razzismo, cresce il riassetto tribale che di richiedenti asilo e di rifugiati ne vede pochi. Semmai si vedono molti sbandati e delinquenti mantenuti dallo Stato. E spesso l'assistenzialismo si trasforma in mezzo di finanziamento del crimine.

La 'Andalus IF', società di atletica leggera alla quale arrivavano finanziamenti pubblici, girava in realtà tutti i soldi ricevuti all'associazione islamica 'Sveriges Förenade Muslimers' quando portavoce ne era Wasim el-Jomaa, aiutato da Eva Freih, sua moglie.

El-Jomaa già aveva dirottato soldi destinati a una scuola di Göteborg commettendo falso in bilancio, per sostenere l'estremismo violento. Di fatto finanziava la jihad. A dimostrazione di quanto il fondamentalismo si sia radicato pure in Svezia...