Renzi in visita al sultano
politica e società - 30/01/2021 - CDA

Il viaggio di Renzi in Arabia Saudita, nella città di Ryad, ospite del principe Mohammed bin Salman, ha suscitato non poche polemiche da parte di tutti. Tali polemiche hanno riempito le pagine dei giornali di destra come quelle di sinistra. Vediamo in poche parole perché e perché un deputato del M5S Pino Cabras ha presentato una interrogazione parlamentare sulla vicenda.

Renzi non è un semplice ospite del sultano, per partecipare al Future investment iniziative (Fii), una specie di Davos araba, creata per decreto dal re d'Arabia, e per questo soprannominata "la Davos del deserto".

( Future Investmentin Itiative ).

Risulta infatti che Renzi abbia un ruolo attivo, risiedendo nel comitato consultivo e percependo addirittura un compenso di 80 mila dollari l'anno.

Dato che Renzi è un politico italiano che occupa cariche importanti ed ha accesso a documenti strategici e vitali per il nostro paese la carica occupata al nel Fii è in palese confitto di interessi, da qui le polemiche e l'interrogazione parlamentare del deputato del M5S.
Dubbi espressi anche dalla La The Good Lobby: "E' opportuno che un senatore nel pieno delle sue funzioni offra consulenze retribuite a un altro Paese? Come facciamo a essere certi che gli esponenti di Italia Viva agiscano in piena autonomia quando sono chiamati a occuparsi dei rapporti dell’Italia con l’Arabia Saudita?"

Di questi conflitti di interessi la nostra storia recente è piena. Ricordiamo le famose privatizzazioni del patrimonio aziendale dello stato, tanto decantate dalla stampa e dai politici, che hanno costituito un danno enorme alla nostra economia in favore di multinazionali, aziende e finanzieri stranieri.
Nel 1992 l'alta finanza straniera, politici italiani e personaggi influenti come Beppe Grillo si riunirono nel panfilo Britannia per decidere come svendere il patrimonio aziendale italiano.
Per non parlare delle illazioni di molti secondo cui anche la quarantena abbia tra gli altri lo scopo di costringere il terziario italiano a chiudere e svendere, in favore delle multinazionali operanti online o investitori stranieri, tra i quali quelli dei paesi arabi (su questo Byoblu ha dedicato un ampio servizio, dimostrando che l'acquisizione di strutture terziarie di élite è già in atto).

Renzi ha infine avuto parole di elogio verso il regime arabo dichiarando che "Ci sono le condizioni affinché l’Arabia possa diventare il luogo per un nuovo Rinascimento" e di "essere geloso del costo del lavoro in Arabia".

Gli elettori italiani, anche quelli di sinistra, ponderino bene queste parole e l'idea di futuro che ha uno dei loro beniamini politici.

L'Arabia Saudita è uno dei paesi dove vige la sharia e non certo un paese illuminato. Secondo Wikipedia i diritti umani sono calpestati e non esiste libertà di espressione, le donne sono discriminate, l'omosessualità (maschile e femminile) punita con la pena capitale, vige lo sfruttamento del lavoro (e secondo altri addirittura la tratta degli schiavi).
Non capiamo a quale rinascimento Renzi alluda , ma forse a quel governo mondiale delle élite, di cui senz'altro i sultani arabi fanno parte, o ancora quello del Sultanato d'Italia e d'Arabia, in cui l'Italia diventa economicamente, politicamente e culturalmente suddita e colonia.

Abbiamo sempre sostenuto che la lotta contro quelle che chiamano discriminazioni o diritti (e spesso non lo sono affatto) è una maschera che copre col buonismo altri obiettivi.

 

Video del deputato Pino Cabras

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