Caso Bibbiano - processo Angeli e Demoni: a che punto siamo
famiglia e genitorialità - 05/02/2021 - Antonietta Gianola

Si è tenuta a fine gennaio la quarta udienza preliminare relativa all'inchiesta sui presunti affidi illeciti e abusi su minori rilevati nella val d'Enza, nel Reggiano, che vede ventiquattro persone rinviate a giudizio. Il processo era partito a fine ottobre 2020 e sta procedendo con tutte le difficoltà che le limitazioni covid impone, pochi infatti sanno come si sta sviluppando.



Cosa era successo? La pm di Reggio Emilia, Valentina Salvi, su sollecitazione e segnalazioni arrivate da più parti, aveva avviato verifiche per scoprire come mai nella Val d'Enza si verificassero un numero spropositato di affidi, dando l'avvio all'inchiesta denominata "Angeli e Demoni".
Le indagini avevano fatto emergere l'esistenza di un'enorme rete formata da enti privati e pubblici collegata anche dalle istituzioni che per anni aveva, con scuse e senza prove, sottratto figli minori a famiglie fragili favorendo un business illecito di diverse centinaia di migliaia di euro. Dall'inchiesta della procura erano emerse finte relazioni, falsi documenti e pressioni psicologiche utilizzate dagli psicologi per riuscire a plagiare i minori.

Vere e proprie opere di convincimento, meccanismi di persuasione e storie di fantasia per screditare le famiglie dei bambini rinchiusi nelle strutture e allontanati da loro. Alcuni bambini plagiati erano arrivati a denunciare i genitori, raccontando di aver subito violenze (mai avvenute).

Al termine delle indagini i reati contestati a vario titolo, erano oltre 100: peculato d’uso, abuso d’ufficio, violenza o minaccia a pubblico ufficiale, falsa perizia anche attraverso l’altrui inganno, frode processuale, depistaggio, rivelazioni di segreto in procedimento penale, falso ideologico in atto pubblico, maltrattamenti in famiglia, violenza privata, lesioni dolose gravissime, truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche. 155 i testimoni citati dall’accusa e 48 le parti offese, tra cui l'Unione dei Comuni Val d'Enza, i Comuni di Gattatico e Montecchio, ministero della Giustizia e Regione Emilia Romagna.

 

Fuori famiglie e associazioni. Nel corso dell'ultima udienza il giudice Dario De Luca ha ammesso solo due associazioni delle 9 che si sono costituite parte civile: Gens Nova (rappresentata dall'avvocato Elena Fabbri) e Colibrì (tutelata dalla legale Valeria Passeri).

Con la stessa ordinanza, è stata rigettata la richiesta delle difese di non ammettere tra le parti civili gli enti pubblici (tra cui il ministero di Giustizia, la Regione Emilia-Romagna, l'Ausl di Reggio Emilia e l'Unione dei Comuni della val d'Enza).

Enti pubblici che dunque sono da considerarsi a tutti gli effetti parti civili nel processo che vede alla sbarra 24 imputati tra cui il sindaco Pd di Bibbiano, Andrea Carletti, accusato di abuso d'ufficio, ma anche diverse figure chiave come Federica Anghinolfi, ex responsabile dei servizi sociali dell'Unione val d'Enza e lo psicoterapeuta Claudio Foti. Accolta poi l'istanza dell'avvocato Gianluca Tirelli - che assiste una famiglia di un bambino che avrebbe subito i presunti abusi - di iscrivere tra le responsabilità civili Unione val d'Enza, Ausl e Asp Sartori (azienda di servizi pubblici di San Polo d'Enza) qualora fosse riconosciuta la colpevolezza nel processo.

 

Patrizia Micai, legale ferrarese esperta in diritto di famiglia, che rappresenta sia l'Associazione Fiage che il Comitato Angeli e Demoni – Uniti per i bambini intervistata da affaritaliani.it ritiene che l'aver escluso tante associazioni segnala la volontà di tenere fuori le famiglie che si fanno tutelare proprio da quei soggetti in grado di fare fronte alle contestazioni portate avanti da chi ha portato via loro i figli: servizi sociali e giudici.

Secondo la legale il processo Bibbiano, al di là delle responsabilità, è una occasione per riflettere sul sistema di protezione dei minori.

In Italia le strutture di questo comparto sarebbero circa 1800, i minori che gravitano all'interno circa 26.000/30.000 (non si conosce esattamente il numero perché non esiste un censimento) il giro d'affari si aggira intorno ai 2 miliardi di euro all'anno. La prossima udienza del processo è stata fissata il 25 febbraio.

 

Secondo il giornalista investigativo Paolo Trincia il punto sarebbe anche un altro: “la presenza - su tutto il territorio nazionale - di network, onlus, psicologi e assistenti sociali che quando entrano in contatto con i bambini applicano metodi di ascolto o di allontanamento pericolosi, come ad esempio quando si sente dire o si legge che in Italia un bambino su 5 è vittima di abusi, oppure “in ogni città italiana si nasconde una setta satanica”.

Il metodo utilizzato da quegli operatori non è mai stato riconosciuto valido, per questo, negli anni, sono stati pubblicati saggi, manuali di psicologia, rapporti investigativi e inchieste giornalistiche, per smontare quelle prassi che causano danni enormi sui bambini e alle famiglie che finiscono in questo sistema.

Se si studiano attentamente le vicende si trovano nomi che ricorrono, sempre le stesse associazioni che lavorano in tutte le regioni e con il loro professionisti che fanno formazione, lavorano nelle aziende sanitarie o fanno da consulenti e periti per tribunali e procure.