Telegram supera WhatsApp
censura - 12/02/2021 - CDA

Secondo i dati diffusi da Sensor Tower, una azienda che si occupa di ricerche di mercato, nel mese di gennaio Telegram è stata l'applicazione non game più scaricata al mondo.
Essa infatti ha registrato oltre 63 milioni di download, superando di quasi 4 volte quelle del mese analogo nell'anno precedente, il 2020.

Segue TikTok, con 62 milioni di download, mentre la arcinota WhatsApp è scivolata indietro in quinta posizione.

 

Come interpretare questi cambiamenti, alla luce delle scelte e delle politiche delle società gestori dei grandi monopoli nella rete.

Un primo segnale è stato dato dagli utenti quando i grandi social network hanno oscurato o chiuso gli account del presidente degli Stati Uniti, Donal Trump.

Tanti in quella occasione hanno preso d'assalto i social network liberi da censura, quali Parler.
In alcuni casi la reazione dei monopolisti della rete è stata quella di occultare e non rendere più disponibili le relative applicazioni negli store.
Si è trattato di una prova di forza, ma interpretata come una prevaricazione antidemocratica da parte degli utenti.

La mancanza di libertà di espressione, che si traduce in una vera e propria persecuzione verso autori di contenuti non politicamente corretti, sta diventando insopportabile nei principali social network, questo induce a pensare ad alternative.
Crediamo dunque che il successo di Telegram sia sostanzialmente dovuto al fatto di essere una piattaforma libera e indipendente, senza censura.
Alla lunga gli utenti premieranno la libertà di espressione resa possibile da Telegram e anche da VK, il social network russo, preferito a Facebook, perché è possibile liberamente esprimersi senza censura.

Entrambi (Telegram e VK) sono opera di Pavel Durov, un imprenditore russo che, per motivi di lavoro del padre, ha trascorso la propria gioventù in Italia, frequentando le nostre scuole.

E' importante oggi essere presente su piattaforme alternative, quali VK e Telegram, per cercare di rompere i monopoli della rete e favorire il pluralismo, fermo restando che non si dovrebbe stare chiusi nelle chat o nei social, ma attingere da tutta la rete, in particolare dai siti indipendenti, gli unici che possono garantire nel tempo tale pluralità.