I progressi della medicina e il mercato delle malattie
bioetica - 14/04/2021 - Antonietta Gianola

Quando siamo malati non stiamo bene. La malattia è lo stato di sofferenza di un organismo prodotto da una causa che lo danneggia. Elemento essenziale della malattia è la sua transitorietà, il suo andamento evolutivo verso la guarigione, la morte o l’adattamento a nuove condizioni di vita.

Dagli anni '80 dello scorso secolo, in medicina, si assiste ad un cambio di paradigma: da “curare i malati” a “convincere gli asintomatici di non essere così sani”. Per raggiungere l'obiettivo è stato introdotto il concetto “meglio prevenire che curare”, approccio descritto da Jules Romains nella commedia “Knock il trionfo della medicina”: storia di un rampante giovane dottore che amplia il suo portafoglio clienti facendo credere ai suoi concittadini in salute di covare, in realtà, grandi malattie.

 

Knock ovvero il trionfo della medicina 

 

Alle 2.400 malattie descritte nella Nosologica Methodica di Boissier de Sauvages nel 1763, siamo infatti oggi arrivati alla classificazione internazionale (ICD) che elenca l'esorbitante cifra di oltre 40.000 disturbi. Questo sviluppo è stato possibile perseguendo due obiettivi: ricorrere ad una massiccia prevenzione e inventare patologie che ha portato al fenomeno del desease mongering, il mercato delle malattie.


Nel 1976, Henry Gadsen, direttore della casa farmaceutica Merck, dichiarò alla rivista Fortune: «Il nostro sogno è produrre farmaci per le persone sane. Questo ci permetterebbe di vendere a chiunque». Con questa visione, marketing e salute devono viaggiare insieme: le campagne pubblicitarie martellanti hanno lo scopo di persuadere i cittadini a curare qualsiasi sintomo. Al primo starnuto deve seguire necessariamente la pasticca anche se il nostro organismo è armato per rispondere agli attacchi di virus e batteri grazie alle naturali risorse del nostro sistema immunitario.

 

Nel 2002, la prestigiosa rivista Bmj ha pubblicato una "Classificazione internazionale delle non-malattie", contenente più di 200 condizioni ritenute, a torto patologiche, come ad esempio la timidezza che fa arrossire, diventata disturbo d'ansia sociale; noia, forfora, calvizie, menopausa, osteoporosi gambe gonfie e occhio secco tutti disturbi che annunciano la morte cerebrale, invocando specifici trattamenti.

 

E’ stata la scrittrice di medicina Lynn Payer nel suo libro del 1992 "Disease-Mongers: How Doctors, Drug Companies, and Insurers Are Making You Feel Sick", a parlare, per prima, della pratica ingannevole messa a punto dai colossi farmaceutici per convincere attraverso una martellante reclame la gente sana di sentirsi malata. I produttori farmaceutici sono società a scopo di lucro, il più delle volte quotate in borsa, che devono creare sempre nuovi farmaci, poiché i più vecchi perdono il brevetto. Si è notato anche che, spesso, i disturbi peggiorano a causa degli effetti collaterali provocati dalle pillole.

Nel suo libro, la Payer racconta come siano state inventate due malattie per poter vendere i rispettivi medicinali.

 

Il primo è il Listerine (la cui formula risale al 1879) inizialmente usato come antisettico dai dentisti e venduto persino come detergente per pavimenti prima che i suoi creatori scoprissero come venderlo inventando la malattia dell’alitosi. La pubblicità mostrava come l’alito pesante avesse ripercussioni disastrose sulla vita delle persone convincendole ad acquistare un prodotto per una malattia, l'alitosi appunto, precedentemente inesistente (che costa al litro, come una bottiglia di Barolo).

L’osteoporosi è una malattia inventata

Quando il gigante farmaceutico Merck isolò il farmaco Fosamax, continua a raccontare la Payer, non c'era una malattia che si potesse curare con il principio attivo contenuto e si decise di inventare l'osteoporosi, la perdita di densità ossea dovuta all’età (che può essere bilanciata con il cambiamento dello stile di vita e della dieta). Il passaggio da un evento naturale alla malattia avvenne attraverso una massiccia attività di lobbying, la manipolazione del corpo medico e la pubblicità del miracoloso ritrovato. Il medicinale però non ferma l’erosione ossea ma si è scoperto che ne causa la maggior fragilità. Anche la malattia dell'occhio secco è inventata e si verifica quando i condotti lacrimali non sono in grado di fornire un'adeguata lubrificazione, soprattutto quando si fissa uno schermo troppo a lungo, si va in bicicletta o quando si è in una stanza fortemente climatizzata. Un effetto naturale è stato trasformato in grave carenza che necessita di rimedio farmaceutico.

 

Come si trasforma il normale gonfiore delle gambe di fine giornata in una malattia che potrebbe portare alla trombosi?

La Payer spiega che per ogni dollaro speso da Big Pharma in pubblicità, la lobby ne guadagna quattro volte in vendite. Interrogando 100 maggiori aziende farmaceutiche, si è scoperto che 64 spendono il doppio del denaro in marketing che in ricerca e sviluppo, il 58 il triplo, 43 cinque volte la spesa in ricerca e 27 dieci volte tanto. In un’altra indagine si è venuto a sapere che nel 2004 le undici più importanti case farmaceutiche avevano destinato circa 100 miliardi di dollari per spese di marketing, contro circa la metà destinate alla ricerca. Senza contare le somme che gli altri produttori di tecnologia medico-sanitaria hanno speso per convincere medici, associazioni di pazienti, media, opinione pubblica e la politica a investire nei loro prodotti.

 

Il dottor Gianfranco Domenighetti, fautore della “medicina quanto basta” per una sanità basata sulla sobrietà, analisi delle prove scientifiche e l'empowerment del paziente ha speso molti anni a spiegare in che modo le lobby farmaceutiche trasformano uno stato naturale in malattia: “Tre sono i piani su cui queste strategie morbigene agiscono: il piano quantitativo, che prevede l'abbassamento dei parametri che definiscono la frontiera del "patologico" (a esempio, nel caso di ipercolesterolemia, ipertensione, diabete); il piano temporale, che consiste nella promozione e nella diffusione di pratiche di screening, la cui efficacia è incerta oppure non ancora dimostrata; il piano qualitativo, che trasforma in condizioni medico-sanitarie situazioni che dovrebbero far parte della normalità della condizione umana”.

 

Facendo proprio il concetto espresso da K.Kraus "Una delle malattie più diffuse è la diagnosi" Mauro Sartorio e Eleonora Meloni di 5LB Magazine si impegnano a illustrare le conseguenza di una eccessiva prevenzione “Il repentino ricorso all’uso di campagne screening e la diffusione della credenza che una diagnosi precoce sia meglio di una tardiva fa sì che sia la tecnologia a definire le malattie e a fornire le cure conseguenti”. Spiega Sartorio Esiste un elenco di malattie in cui la tecnologia ha mutato drasticamente i criteri diagnostici portando un danno alla sanità e all'individuo, a causa dell'eccesso di medicalizzazione, come l’embolia polmonare, tumore alla tiroide, diabete gestazionale, carcinoma colon/retto, dissezione della carotide o arterie vertebrali, carcinoma della mammella, insufficienza renale cronica, osteoporosi, carcinoma della prostata, ipertensione, asma bronchiale. L’utilizzo indiscriminato delle tecnologie diagnostiche inoltre contribuisce alla crescita di malati immaginari e fagocita gli ipocondriaci.


Nonostante la crescita della spesa sanitaria e una maggiore attenzione alla salute molte malattie non si riescono a debellare. Qualcuno ha definito questo fenomeno il “fallimento del successo” della medicina diventata sempre meno efficace, ma sempre più occhiuta e invasiva, con il risultato di trasformare condizioni sostanzialmente normali in nuove patologie. Secondo una recente revisione, dei 3.335 “nuovi” farmaci messi sul mercato negli ultimi decenni, solo il 2,5% ha apportato progressi terapeutici significativi. Da qui lo spostamento degli investimenti sul marketing, per continuare a vendere prodotti non così essenziali.

 

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