Il fratello di Malika accusa la sorella: “Ha venduto i nostri genitori"
gender - 17/04/2021 - CDA

In questi giorni il caso di Malika, la ragazza lesbica "cacciata di casa" e offesa dalla madre ha riempito le pagine dei giornali. Questo fatto cade a pennello, dopo tanti altri casi di presunta omofobia rivelatesi infondati, per essere strumentalizzato, causare un'onda emotiva, per costringere ad approvare il dll Zan sull'omofobia, fermo in Senato, dopo esser stato approvato in Parlamento.
Far leva sull'emotività delle persone è uno degli strumenti di ingegneria sociale usati dal potere. Lo scopo della legge Zan è diverso dal cercare di proteggere gli omosessuali e nasconde altri obiettivi, quali impedire la critica su alcuni temi etici, come la propaganda gender nelle scuole e pratiche quali l'utero in affitto. Non a caso in questi giorni è stata presentata, tra l'esultanza dei giornali di regime, una proposta di legge per regolamentare la gestazione per altri.
La legge Zan inoltre tradisce lo spirito della legge, secondo cui tutti gli uomini sono uguali davanti alla legge e crea un precedente pericoloso.

Dopo questa premessa torniamo al caso Malika.

Come sempre i mass-media, pronti a strumentalizzare le notizie, hanno presentato solo una aspetto della vicenda, quello della madre omofoba che minaccia la figlia, trascurando il contesto in cui essa si svolge, cioè una famiglia islamica e che quindi non accetta l'omosessualità in particolare di un figlio o figlia.
E' anche ingenuo pensare che la legge Zan possa risolvere questi problemi, dato non è facile cambiare il pensiero, i sentimenti e l'animo delle persone, in particolare di persone che hanno una solida tradizione e cultura molto diversa dalla nostra. Il problema non è tuttavia questo quanto sfruttare al massimo la vicenda, ed ecco che allora il fior fiore di attrici, cantanti, influencer si sono prestati al gioco, facendo leva sui sentimenti verso una persona presentata come debole e vittima, e non argomenti razionali, gli unici importanti e su cui discutere quando si approvano leggi come queste.

La vicenda di Malika si è svolta come i media l'hanno raccontata?

A quanto pare no. Lo sapremo prima o dopo con certezza e la verità verrà a galla come in altri casi, ma intanto c'è la testimonianza importante del fratello, che accusa la sorella: “Vendere i propri genitori per 30 mila euro usando 5 parole di troppo e scordandosi i 22 anni di sacrifici meritati nei suoi confronti!”.
Il fratello in una intervista ha inoltre dichiarato che non è stata la famiglia a cacciare la sorella, ma lei ad andarsene e montare la storia.
Le parole della madre sono state dette in un momento di collera per le scelte della ragazza e certamente non perché la donna li pensasse realmente.
La lettura degli SMS scambiati dal fratello con la sorella mostrano qualcosa di diverso, non l'odio di cui si parla tanto, ma amore, pur non condividendo la scelta della sorella. Pensare che non condividere una scelta di vita comporti automaticamente una discriminazione è semplicemente assurdo e illiberale.
Tanto perché siamo un paese omofobo, attorno alla ragazza si è mossa una solidarietà incredibile, difficilmente immaginabile in altri casi, ed è stata raccolta una somma di denaro superiore a 100 mila euro in suo favore.