Crimini di odio in Italia, i dati
gender - 17/04/2021 - CDA

Il ddl Zan nasce dichiaratamente dall'esigenza di combattere in Italia l'omofobia.
L'omofobia rientra nei crimini di odio, cioè nella categoria di reati motivati da razza, etnia, nazionalità, lingua, antisemitismo, pregiudizi nei confronti di Rom e Sint, pregiudizi contro i musulmani o contro i membri di altre religioni, così come viene riportato da hatecrime.osce.org

L'organizzazione ODIHR (Ufficio per le istituzioni democratiche e i diritti umani) mette a disposizione alcune statistiche sui crimini di odio nei vari stati del mondo. Abbiamo trovato interessante confrontare i dati italiani con quelli di alcuni paesi europei, considerati tra i più inclusivi. Da questi dati si evince che in Italia non esiste affatto un'emergenza per tali crimini, e soprattutto da impegnare Parlamento e Senato in una fase come la nostra.
Nelle tabelle sono riportati solo le segnalazioni, dato le condanne non sono sempre disponibili.
Occorre tenere conto che non sempre la segnalazione di un crimine di odio fa seguito a una indagine della polizia e meno ancora conduce a una condanna. In Italia in genere solo meno del 4% delle segnalazioni si traduce in una condanna. 

Si obietta che dipenda da un fatto essenzialmente culturale e da leggi che non favoriscono le denunce.
Secondo molti esperti e criminologi invece un certo clima culturale e le agevolazioni conducono invece al moltiplicarsi di false denunce (vedi il caso della Spagna). 
In Italia in questi mesi si sono registrati moltissime false accuse di omofobia, probabilmente motivate dal clima culturale, e chissà forse nel tentativo di trovare un fatto eclatante per condizionare emotivamente l'opinione pubblica e spingere all'accettazione del ddl Zan.

Se il ddl Zan ufficialmente si propone di combattere i crimini di odio e in particolare l'omofobia, in realtà nasconde altri obiettivi e insidie pericolose, come il tentativo di limitare la libertà di espressione e di critica su alcuni argomenti di carattere etico, di esautorare la libertà educativa e la podestà sui minori dei genitori. Non è solo un timore espresso da alcuni, ma qualcosa di fondato che si basa su quanto è accaduto in altri paesi dove leggi simili a quella Zan sono stati approvati dai parlamenti.
In tali stati un genitore che si oppone a una diagnosi di disforia di genere di un figlio minore rischia il carcere. Si può finire in carcere o avere guai, come il licenziamento, se si usa un pronome inappropriato verso una persona transgender, come il padre canadese che adesso rischia 5 anni di carcere per aver chiamato figlia una bambina transgender. 
Sono esagerazioni frutto di ideologie e controproducenti per le persone in questione, che vanno tutelate con una legge uguale per tutti, che già punisce in Italia e anche in modo severo i crimini di odio.

 

 

I numeri evidenziano che il numero dei crimini di odio segnalati (non solo quelli di omofobia) sono
inferiori
in Italia rispetto ad altri paesi considerati inclusivi. Tali crimini possono essere compiuti da
cittadini
non occidentali. I dati naturalmente devono essere comparati al numero di abitanti del paese.

 

Meno del 4% dei crimini segnalati in Italia si traduce in una condanna. Ogni anno i crimini
di odio, compresa l'omofobia sono circa 40! Nessun allarmismo è dunque giustificato.