La storia di Robert Hoogland
gender - 22/04/2021 - CDA

Pubblicato da Simone Pillon su Facebook

Oggi vi racconto la storia di Robert Hoogland.

Questo padre canadese, nel 2017 scopre che sua figlia, a soli 12 anni, viene trattata come un maschio da tutta la scuola e che, aiutata dal suo consulente scolastico, ha scelto anche un nuovo nome maschile. Fino ad allora nessuno lo aveva informato: le direttive Sogi (Sexual Orientation and Gender Identity) alle quali il ministero della Pubblica istruzione ha imposto agli istituti della British Columbia di adeguarsi, proteggono la riservatezza dello studente e conoscere sesso genere o nome preferito della ragazza a scuola non è prerogativa del genitore.

All’insaputa del padre la ragazzina aveva infatti iniziato ad essere seguita da un celebre psicologo e attivista Lgbt che la indirizza a un ospedale pediatrico per iniziare a ricevere iniezioni di testosterone.

In teoria serviva il consenso di entrambi i genitori per procedere al trattamento, ma visto che il padre si era rifiutato, convinto che per la ragazzina fosse bene aspettare la maggiore età per prendere qualunque decisione definitiva sul suo corpo e la sua identità di genere, il BC Children’s Hospital lo informò che il trattamento sarebbe iniziato lo stesso ai sensi del BC Infants Act senza autorizzazione dei genitori: "Il team concorda che il trattamento proposto è nel suo migliore interesse (…) né lei né sua madre potete prendere questa decisione per lui".

Robert fece causa, ma il 27 febbraio 2019, la Corte Suprema della British Columbia stabilì che la figlia, all'epoca diventata quattordicenne poteva sottoporsi a un trattamento a base di iniezioni di testosterone per cambiare sesso senza il consenso dei suoi genitori. E che se madre o padre fossero stati sorpresi riferirsi a lei utilizzando un pronome femminile, o chiamandola col suo nome di nascita, o ancora cercando di farla desistere dal trattamento, sarebbero stati riconosciuti colpevoli di violenza familiare ai sensi del Family Law Act.

Robeet tuttavia non si è rassegnato a quanto stavano facendo alla sua bambina. La polizia canadese (cybercrime unit) ha stilato per i giudici un lungo rapporto  che documenta ogni volta in cui l’uomo ha citato i medici e si è riferito pubblicamente a sua figlia come a una femmina e ha usato i pronomi femminili al posto di quelli maschili. 

Robert è stato arrestato.

È notizia di questi giorni che Robert Hoogland ha dovuto patteggiare 6 mesi di reclusione e 30 mila dollari di multa.

"Questo non potrebbe mai accadere" dicevano quanti definivano allarmista la mia posizione contro la Bill C16», ha commentato il professore di psicologia dell’Università di Toronto, Jordan B. Peterson, protagonista di un’infuocata battaglia contro la legge voluta da Trudeau che dal 2017 aggiunge “identità o espressione di genere” all’elenco dei motivi di discriminazione vietati nel Canadian Human Rights Act e all’elenco delle caratteristiche dei gruppi identificabili protetti dalla propaganda d’odio nel codice penale, esattamente come vuole fare Zan.

Allora Peterson preconizzava un futuro in cui un canadese sarebbe stato incriminato se si fosse rifiutato di utilizzare i pronomi di genere. Gli diedero del visionario bigotto, proprio come accade a chi oggi contesta la legge Zan che al pari della Bill C-16 consegna spazio immenso alla discrezionalità interpretativa del giudice circa cosa rappresenti libera manifestazione di pensiero o condotta discriminatoria da punire in ambito pubblico o privato. «Ho letto la legge e al contrario, era inevitabile», dice Peterson del caso Hoogland. Inevitabile quanto il fatto che un padre violasse una legge bavaglio: «Voglio che mia figlia sappia che ho fatto davvero tutto il possibile, semmai tra 5 o 10 anni dovesse pentirsi di ciò che le hanno fatto subire da bambina».

Vi invito a verificare la storia, pubblicata su "Tempi" del 15 aprile 2021, ma riportata anche su "La nuova bussola" e, per chi preferisce qualcosa di più laico, su "Feministpost" del 24 marzo 2021.

Per chi mastica l'inglese vi è ampia copertura di notizie e video semplicemente googlando il nome di Robert Hoogland.

Non ho visto nulla sui giornaloni, e la cosa ovviamente non mi stupisce affatto.

Ecco spiegato, non con parole ma con la sofferenza di un padre e della sua bambina di 12 anni, perchè ci opponiamo e sempre ci opporremo al ddl Zan.