Utero in affitto
bioetica - 10/09/2021 - CDA

Si torna a parlare di utero in affitto, in coincidenza sia della discussione del ddl Zan e sia a causa della proposta di legge apparsa proprio in questi giorni in Parlamento, con cui si dichiara di voler regolamentare la cosiddetta procreazione solidale, termine con il quale la cultura di élite di sinistra ha iniziato a designare l'orrenda pratica dell'utero in affitto.
In genere tale argomento è trattato in modo superficiale e sensazionalistico, presentando solo alcuni aspetti e trascurandone altri importantissimi.


La propaganda cerca di far leva sui sentimenti e
l'emotività delle persone e sul fatto che il bambino sia un diritto, nascondendo
agli occhi delle persone la realtà.

La cultura su cui fiorisce l'utero in affitto

La  procreazione solidale non riguarda, contrariamente a quanto comunemente si crede, solo le coppie omosessuali, ma interessa anche alcune coppie eterosessuali.
La maternità surrogata (o solidale) inoltre è sostenuta ideologicamente in ambito femminista, che ne auspicano la diffusione e la regolamentazione, con l'idea che, fino a quando non sarà disponibile l'utero artificiale, alcune donne (inevitabilmente le più povere) dovranno sacrificarsi per altre, portando in grembo i bambini, magari per quelle in carriera.
Nel 2019 è stato pubblicato il libro Full Surrogacy Now: Feminism Against Family (Maternità surrogata completa ora: femminismo contro la famiglia) , della studiosa femminista Sophie Lewis, in cui si vuole l'immediata legalizzazione dell’utero in affitto e spera che questo passaggio porti "all’abolizione della famiglia". Tali libri sono accolti con favore dall'élite culturale radical chic e in ambiente femminista.
L'utero in affitto è in realtà un grande business, che viene presentato come un diritto o una pratica che deve essere regolamentata, per evitare abusi e discriminazioni. 
E' difficile, come del resto per quasi tutto oggi, dire dove finisce l'ideologia e comincia il business, dove la buonafede e la malafede. Sta di fatto che oggi la commistione tra diritti civili e business è inscindibile. 

La pratica viola i diritti naturali dei bambini, anche se questo aspetto non viene considerato o è sottovalutato.
Naturalmente il problema non viene visto dal punto di vista del bambino e dei suoi diritti naturali.
Come si sono espressi molti intellettuali,  tra cui la filosofa inglese ed esperta di bioetica Mary Warnock, il diritto al bambino non ha fondamenti.
Esiste un diritto del bambino a conoscere, vivere, relazionarsi, farsi accettare e amare dai propri genitori naturali. Tale diritto è universale, riconosciuto da sempre, da ogni popolo e civiltà, dalla nostra costituzione, dalle varie carte dei diritti del fanciullo, ratificate anche dall'Italia.
Secondo sentenze della Corte di Cassazione e Costituzionale inoltre “Il diritto del figlio ad uno status filiale corrispondente alla verità biologica costituisce una delle componenti più rivelanti del diritto all’identità personale che accompagna senza soluzione di continuità la vita individuale e relazionale non soltanto nella minore età, ma in tutto il suo svolgersi…attiene al nucleo dei diritti inviolabili della persona."
E riguardo l'utero in affitto: "Offende in modo intollerabile la dignità della donna e mima nel profondo le relazioni umane."

Il bambino non può essere comprato, venduto, ceduto, perché non un oggetto di proprietà.
E' quanto sostiene la filosofa americana Rivka Weinberg, che ha scritto un libro, intitolato “Il rischio della vita”, in cui  sostiene che non si può regalare o vendere un bambino, perché ciò ne presuppone il possesso, come prima dell’abolizione della schiavitù. Essendo la schiavitù stata abolita nessuno può possedere un’altra persona, che ricordiamo ha invece dei diritti, in modo che possa cederla ad altri.
La Weinberg fa inoltre un esempio:
“Se io fossi vittima di un’amnesia e non sapessi più di essere sposata, mio marito potrebbe cedermi? Le leggi e le norme etiche delle società occidentali non lo permettono, perché subentra il concetto di proprietà e di responsabilità”. 
La funzione dei genitori non può essere inoltre trasferita semplicemente sulla base di preferenze o dei desideri degli adulti, senza considerare a fondo le implicazioni biologiche e psicologiche per il bambino.
Dato oggi occorre negare la natura e la biologia, per giustificare la negazione dei diritti naturali dei bambini (sottrazioni e adozioni facili, utero in affitto, inseminazione), l'accento viene posto sul legame affettivo, anziché sull'assenza di relazione biologica. Tuttavia i bambini ereditano dai genitori naturali i caratteri psicosomatici e li sentono dentro di sé.
Chi decide inoltre se il diritto del bambino ad avere i propri genitori biologici debba essere sacrificato per soddisfare il desiderio di una coppia di adulti sterili.

Secondo il giurista Aldo Vitale:  «un "diritto al figlio" non è configurabile, altrimenti si introdurrebbero delle gravissime distorsioni nel tessuto del diritto per almeno due ordini di ragioni. In primo luogo, ritenere esistente un tale diritto dovrebbe comportare l’individuazione o l’individuabilità dei soggetti nei confronti dei quali un tale diritto possa essere fatto valere: il coniuge, la società, lo Stato? Verso chi si dovrebbe reclamare un tale diritto? E con quali mezzi? Anche coercitivi? In secondo luogo, se tale diritto fosse davvero ipotizzabile, il suo contenuto, ovvero il suo oggetto, sarebbe il figlio stesso, violando però così il suo status giuridico di "soggetto di diritto", in quanto persona, e non di "oggetto di diritti"».
Secondo Il Comitato Nazionale per la Bioetica: lo Stato non ha il diritto e non dovrebbe mai avere il potere di precludere l’accesso alla verità non solo ai propri cittadini, ma a qualsiasi essere umano, in particolare quando questa verità ha per oggetto l’identità personale.

Le verità più ovvie vengono negate dalla cultura moderna, perché occorre demolire la natura umana.

Le testimonianze come questa sono forse migliaia, ma nessuno si cura di ascoltare chi
questi problemi li vive
sulla propria pelle, mentre i riflettori sono puntati solo su presunti
diritti delle coppie sterili.
I ragazzi concepiti con l'utero in affitto, così come i bambini orfani, chiedono dei loro 
genitori naturali.
Una parte della loro identità è stata volontariamente recisa.
Leggere: Sono una ragazza di 18 anni e sono stata concepita usando una donatrice di ovuli

Il caso dell'artista Elton John, che ha comprato un figlio con l'utero in affitto è raccontato nel libro Voglio la mamma, scritto da  Mario Adinolfi:  Elton John ha pagato il figlio 150000 euro. Ho raccontato la sua storia con le sue parole. Egli col compagno seleziona una bella ragazza canadese. Mescolano il loro sperma in modo che il figlio non possa sapere né chi è il padre né chi è la madre. Il piccolo Zac viene staccato dal seno della madre e consegnato ai “padri”. Il piccolo piange di un pianto inconsolabile. I soldi sono la soluzione. Elton John manda tutti i giorni la FedEx a prendere il latte materno. Il bimbo piange ancora. Elton John dice: “quando Zac saprà che non ha madre gli si spezzerà il cuore”. Quello che mi impressiona è la freddezza con cui vengono pronunciate queste parole... con Elton John vediamo persone che non riescono a vedere la violenza intrinseca e dice che i violenti siamo noi.

Approfondiremo la violazione dei diritti dei bambini nelle tecniche di fecondazione artificiale da donatore anonimo in un prossimo articolo.

Eggsploitation 

E' chiaro che l'utero in affitto è una pratica che sfrutta le donne povere ed può essere conseguenza di malattie invalidanti. In genere l'accento è messo sulla madre surrogante, ma la donna che rischia di più è la madre biologica o donatrice degli ovuli. Il documentario Eggsploitation (Sfruttamento degli ovociti: storie vere della fecondazione eterologa), è una testimonianza di questa pratica, che causa terribili conseguenze alle donatrici, mai avvertite in anticipo degli effetti collaterali. 
Per estrarre gli ovociti la donna è sottoposta a diversi trattamenti, fra cui la l’iperovulazione, in cui la donna viene stimolata a produrre fino a 60 ovuli contemporaneamente, che alla fine vengono estratti per via chirurgica sotto anestesia.
Si tratta di uno stress terribile per l'organismo, le cui conseguenze possono portare alla sterilità la donatrice,  alla depressione grave e persino alla morte.
Fra le altre conseguenze ci sono: complicazioni polmonari, scompensi idrolitici, infarto, problemi di coagulazione, perdita dell’uso delle gambe, perforazione dello stomaco o della vescica, aderenze che potranno rendere difficile il rimanere incinta e infine la morte. 
 

Le malattie nei bambini nati in provetta

Una volta estratti gli ovuli vengono ibernati e infine fecondati in laboratorio, con procedure manuali, saltando i normali processi naturali di selezione dei gameti.
La scoperta di numerose patologie che affliggono i bambini nati in provetta, ha fatto avanzare che queste pratiche, compresa l'ibernazione, danneggi alcuni geni.
Non è quindi una buona idea quella di ibernare gli ovuli per avere in seguito un figlio sano.
Fra le patologie ci sono: l'autismo, malattie cardiache e dell'apparato circolatori, problemi di apprendimento, all'apparato nervoso centrale , diabete, tumori molto aggressivi.

Gli articoli, le ricerche e gli studi sull'argomento sono tantissimi ed è impossibile elencarli tutti o esaurire qui un argomento del genere: potete leggere per approfondire ulteriormente: Più tumori nei figli in provetta.
Nei figli in provetta si presenta in misura 20 volte maggiore la sindrome di Beckwith-Wiedemann,  una malattia genetica caratterizzata da iperaccrescimento, predisposizione ai tumori e malformazioni congenite:
"Una recente ricerca su feti concepiti in vitro (IFV) ha evidenziato un aumento di circa 20 volte dei casi di sindrome di Beckwith-Wiedemann (BWS) rispetto a quelli concepiti in modo naturale. La BWS è una malattia genetica caratterizzata da diversi segni quali macroglossia, macrosomia fetale, ernia ombelicale, indentature del padiglione auricolare, ipoglicemia neonatale ed aumentato rischio di sviluppare neoplasie. La causa di questa sindrome è l'alterazione dell'imprinting di alcuni geni. Presumibilmente, la IFV determina un aumento di queste alterazioni."

Johnson, J.P., Beischel, L., Schwanke, C. et al. Overrepresentation of pregnancies conceived by artificial reproductive technology in prenatally identified fetuses with Beckwith-Wiedemann syndrome. J Assist Reprod Genet 35, 985–992 (2018)

Fonte: https://link.springer.com/article/10.1007%2Fs10815-018-1228-z

Madre surrogante

Una volta l'ovulo viene fecondato occorre che una donna porti la gravidanza. In genere questa donna non è la madre del bambino. Il fatto che a portare la gravidanza non sia la madre, ma un'altra donna, risponde a criteri economici e alla necessità di impedire che dopo il parto la donna possa sentirsi legata al bambino e rivendicare la maternità, come puntualmente è accaduto nei primi casi.
La surrogante ha bisogno di assumere farmaci antirigetto, come i trapiantati, per evitare che il bambino, che non ha il suo patrimonio genetico, venga rigettato dal corpo.
Quelli che impropriamente parlano di legame tra il bambino e la madre surrogante dovrebbero considerare quanto stress comporti una gravidanza del genere, profondamente contro natura e con due organismi che in realtà si respingono a vicenda, per mancanza di relazione biologica: si tratta di un corpo estraneo, che il corpo della donna tenta di abortire, per tale motivo il numero di aborti nella maternità surrogata è altissimo e si parla di 15 aborti per ogni bambino nato.
Il bambino o ragazzo, contrariamente a quanto si crede, non si sente mai legato alla madre surrogante, bensì alla madre biologica, che sente come parte di sé, avendone ereditato parte i geni e dunque i caratteri psicosomatici.
Negare tutto questo risponde ad esigenze ideologiche (spesso avvalorate da pseudo studi scientifici) sia da chi è favorevole all'utero in affitto e all'inseminazione da donatore anonimo e sia da chi per altre ragioni lo combatte.
E' altresì chiaro che se neghiamo per assurdo la relazione biologica anche l'utero in affitto potrebbe diventare una pratica lecita, supponendo di regolamentarla e che i problemi di salute delle donatrici vengano superate dalla scienza, mentre la madre surrogante sostituita con l'utero artificiale.
L'altra obiezione che riguarda l'assenza di una figura di riferimento femminile (o maschile), non essendo fondamentale la relazione biologica con i genitori, si supera supponendo che comunque il bambino o ragazzo crescendo possa trovare nel sua ambiente figure di riferimento di entrambi i sessi (la realtà è diversa e il bambino necessita di relazionarsi con i genitori biologici, come dimostrano le esperienze e le testimonianze dei bambini orfani o generati orfani).
L'utero in affitto inoltre è una pratica razzista e nazista, basata sull'eugenetica e la selezione delle donne riproduttrici, in quanto le donatrici vengono scelte tra le donne di razza caucasica, in genere tra avvenenti  giovani studenti universitarie, con determinate caratteristiche psicosomatiche e alto QI, mentre in genere la madre surrogante è una donna povera dei paesi asiatici o africani.



Il business!
L'utero in affitto rappresenta un business colossale, difficilmente quantizzabile, ed è anche per questo che esistono pressioni in tutti i paesi del mondo affinché i governi approvino leggi favorevoli a questa pratica inumana, che, come l'inseminazione e la compravendita di gameti umani mercifica la vita e viola il diritto naturale del bambino ad avere i propri genitori biologici. Non ci sono relazioni ufficiali del fenomeno (e anche questo la dice lunga), ma si parla spesso di sfruttamento delle donne surroganti, mentre meno ancora si sa delle donatrici.
Il business apre le porte a ogni sorta di aberrazione, che possono essere eliminate soltanto proibendo in tutto il mondo la compravendita di gameti umani.
Nulla vieta a nessuno o per qualsiasi scopo di comprare un bambino tramite l'utero in affitto e magari rivenderlo.
Uno dei casi che ci viene in mente è quello di Mitsutoki Shigeta, un giapponese ricchissimo, che ha acquistato ben 15 bambini tramite madre surrogata e che sostiene di volerne comprare moltissimi ogni anno.
Nonostante sia stato segnalato all'Interpol, niente potrà impedirgli di realizzare il suo progetto nei paesi dove la pratica dell'utero in affitto è consentita.
Ogni anno a Bruxelles si tiene la fiera internazionale dell’utero in affitto, che procura un business di oltre 6 miliardi di dollari all’anno ( https://www.menhavingbabies.org/ )  , dove il neonato è considerato solo una merce e la donna una incubatrice a pagamento, e chiunque può acquistare un bambino.
Nessuna protesta per questo dagli ambienti radical chic, dalla sinistra o dalle femministe!


La pubblicità dell'utero in affitto e pratiche simili sono diffuse nel web
e nei social network, nonostante in Italia tale pubblicità sia vietata.


Non tutte le persone omosessuali sono favorevoli all'utero in affitto: Leggere Dolce&Gabbana: tu nasci e hai un padre e una madre

Massimo Gandolfini, medico e scrittore, spiega qual è l'atteggiamento corretto di una coppia sterile e di come il desiderio debba sempre fare i conti con la realtà, per non creare un danno o tradursi in psicosi e follia.

Massimo Gandolfini, è medico chirurgo, specialista in neurochirurgia e psichiatria.
Dirige il Dipartimento di neuroscienze e chirurgia testa-collo
dell'ospedale Fondazione Poliambulanza di Brescia.

Sono stati pubblicati alcuni libri gender dedicati ai bambini, con contenuti il cui scopo è quello di cercare di normalizzare le pratiche innaturali dell'utero in affitto e dell'inseminazione, ossia del bambino di due padri o di due madri. In queste favole gender si racconta di due uomini che mandano il loro semino in un centro per fecondare un ovino donato da una donna e di un'altra che lo tiene in pancia, o di due donne che vanno in un centro a prendere il seme offerto da uomini gentili.

Concludiamo con il discorso compiuto da Susanna Tamaro nel 2017 alla Camera sull'argomento dell'utero in affitto:
"Come è possibile, lucidamente e scientificamente, decidere di privare una persona della propria memoria genetica - dunque della sua storia, della sua salute fisica e mentale, della sua identità - con l’ infantile convinzione che l’amore possa essere la soluzione a tutto? 

Dov'è finito tutto il devastante dolore e smarrimento della gran parte dei bambini adottati? E la rabbia furibonda di chi non ha mai conosciuto il padre? Cento anni di psicanalisi, milioni di studi sul DNA e la scoperta dell’epigenetica, cancellati con un colpo di spugna. 
Il bambino su ordinazione viene proposto come una tabula rasa, da plasmare a piacimento. 
L’importante è che il prodotto funzioni e non abbia difetti, tutto il resto è superfluo. 
Un fantoccio che ai baci risponda con i baci, ai sorrisi con i sorrisi, così come il cane di Pavolv sbavava sognando la pappa al suono del campanello. 
Non ha importanza perché, nel mondo di Ivanov e dei suoi seguaci, la complessità umana non ha alcun diritto di cittadinanza." 

 

Il regista e nato dall'eterologa Barry Stevens,  per far capire il rapporto che lega i figli con i loro genitori naturali racconta una storiella: 
Immaginate una coppia, che aspetta un bambino, si trovi in un paese straniero.
Improvvisamente la donna ha le doglie e viene ricoverata in un ospedale locale.
Dopo il parto, i genitori chiedono di poter rivedere il proprio figlio, ma l'infermiera gli dice che possono avere un altro bimbo, altrettanto bello e intelligente, ma non il loro.
Al che i genitori rispondono che non vogliono un altro bambino, ma il loro.
L'infermiera insiste che avranno, dato stranieri, un bambino ancora più bello e intelligente del loro...
Quali genitori potrebbero mai accettare una cosa del genere (si chiede Barry). Nessun genitore, è evidente, perché ogni genitore vuole il suo bambino e non un altro.
Quale genitore scambierebbe il proprio bambino con un altro? Nessuno! E allora conclude il regista lo stesso vale per i bambini! (Tratto da La rabbia e il dolore degli “orfani” dell’eterologa: storie e testimonianze )

I problemi dei figli nati da inseminazione non sono tanto diversi da quelli nati dall'utero artificiale, entrambi testimoniano il grandissimo disagio interiore ed esistenziale di non poter conoscere almeno uno dei genitori che ha loro donato la vita.
Potere e business si stringono la mano ed entrambi sono interessati al controllo delle nascite e della vita umana fin dall'inizio: nel romanzo distopico Il Nuovo Mondo, scritto da Aldous Huxley e pubblicato nel 1932, s'immagina una società in cui non esiste più la famiglia e i bambini nascondo in uteri artificiali.