Ferdinando Tripodi, omosessuale, risponde a Fedez
gender - 15/05/2021 - CDA

Bella, profonda, nella sua chiarezza e semplicità, la risposta che Ferdinando Tripodi, persona che si dichiara omosessuale, dà a Fedez.
Certamente una risposta non motivata da interessi venali, non ideologica, e che  tuttavia lo porta a mettersi contro i fanatici del ddl Zan e le organizzazioni LGBT.
Difendere i valori fondamentali della vita umana non ha prezzo e merita un sacrificio.
Parliamo della tutela dei bambini, contro il gender e per il loro diritto a nascere in modo naturale, dal padre e dalla madre, a conoscere e a vivere con i propri genitori naturali, come è affermato nella carta dei diritti del fanciullo dell'ONU (sperando che anche questo articolo non venga cancellato in nome di pseudo diritti).

Le leggi attuali garantiscono già in modo sufficiente tutti i cittadini ed esiste un'aggravante per i reati di odio o futili motivi. Basti pensare che per un'aggressione per futili motivi, come potrebbe essere quella a una persona omosessuale in quanto tale, potrebbe costare 16 anni di carcere, quasi quanto un omicidio.
Il ddl Zan è invece un cavallo di Troia che nasconde molte insidie, tutte in nome della non discriminazione, quali la censura su importanti temi etici, l'introduzione del gender nelle scuole, l'utero in affitto e l'inseminazione artificiale per coppie dello stesso sesso.


Caro
signor Fedez , la pericolosità non si nasconde dietro una bambola in mano ad un bambino, ma all’interno di un decreto legge che vorrebbe imporre a molti il silenzio, la censura.

Un decreto che non condanna le discriminazioni anzi, al contrario, discrimina chi ha ancora oggi il coraggio di difendere quelli che sono i diritti dei bambini.
E fa di peggio, minaccia di punire chi si permette di difendere a voce alta come nel mio caso i diritti dei più piccoli.
Il più importante DIRITTO per esempio, è quello che anche Suo figlio ha: il diritto di avere un padre e una madre!
Bene, con quale autorità ci si permette di stravolgere quello che è il ciclo naturale della vita e ci si permette di obbligare un bambino o una bambina a crescere con due uomini o due donne?
Per non parlare dell’utero in affitto, una mostruosità.
Qualcuno dovrà pur alzare la voce e dire che usare l’utero di una donna come un semplice forno è un abominio.
Ebbene, la legge di cui Lei tanto vorrebbe vedere l’approvazione, non ci permetterebbe più di poter esprimere, di difendere e dire tutto ciò perché potrebbe arrivare qualche giudice e ravvisare nelle mie parole una presunta omofobia o istigazione all’omofobia.
Mi chiedo se prima di fare della retorica Lei si sia preso il tempo di leggerlo quel decreto legge, di informarsi.
Ne dubito fortemente.
Allora La invito, e lo faccio da omosessuale, non da omofobo, la smetta di trattare gli omosessuali come dei deboli da difendere, come delle vittime da tutelare.
Noi siamo persone, uguali agli altri.
È proprio questa normalità che dovrebbe spingerci tutti a non volere leggi che in realtà ci pongono in una situazione “diversa” dal resto del genere umano.
In Italia le leggi in vigore già puniscono chi usa violenza, ingiuria verso qualcun altro.
Basterebbe chiudere un po’ instagram e magari aprire qualche sito di informazione.
Lei per quanto mi riguarda dovrebbe cominciare a farlo.
Che Suo figlio ama giocare con le bambole non è un problema, e se un giorno vorrà mettere lo smalto lo faccia pure. È un Suo diritto.
Ma vede, signor Fedez, i diritti non valgono solo per Suo figlio.
I diritti appartengono a tutti, anche a chi non la pensa nel Suo stesso modo e con coraggio e libertà difende il proprio pensiero.
Ieri, oggi e domani.

Ferdinando Tripodi, un omosessuale libero