La presenza del padre e della madre è vantaggiosa per la prole?
famiglia e genitorialità - 02/06/2021 - CDA

Premettiamo che le questione etiche non sono scientifiche, al contrario l'etica è superiore alla scienza e deve essere ad essa sottoposta. La scienza non può mai sovvertire una verità come quella che nella specie umana il figlio deve avere un rapporto con i propri genitori naturali (biologici) e che tale rapporto sia fondamentale per una sua sana crescita psicosomatica. Una verità affermata dall'antropologia umana, dalla biologia e anche dal buonsenso.
Oggi per la prima volta la si mette in dubbio, ma alla base c'è una deriva anti umana, il tentativo di mercificare la vita e fare di essa un business, e altri interessi illegittimi, anche da parte del potere. 
E tuttavia ben vengano prove come questa, ricordando anche i limiti della scienza che anche il filosofo Karl Popper, uno dei maestri dell’epistemologia, ricordò:  “La scienza non è un insieme di asserzioni certe, o stabilite una volta per tutte, e non è neppure un sistema che avanzi costantemente verso uno stato definitivo. La nostra scienza non è conoscenza (epistème): non può mai pretendere di aver raggiunto la verità, e neppure un sostituto della verità, come la probabilità”.
K. Popper, La logica della scoperta scientifica.

Studi sui topi, con comportamento parentale simile all'uomo, dimostrano che i topi allevati in condizioni naturali, cioè da entrambi i genitori biologici, padre e madre, hanno uno sviluppo maggiore del cervello, rispetto ad altri allevati da femmina non biologica o care-giver sostituivo, come una zia. Altri studi, non citati nel presente articolo, rivelano nei topi allevati senza il padre naturale comportamenti antisociali. 


Pubblicato da Scienza e Gender

La presenza del padre e della madre è vantaggiosa per la prole?

Secondo la cosiddetta teoria gender le differenze fra i sessi sono prevalentemente culturali e quindi anche i ruoli genitoriali sono perfettamente interscambiabili.
Sulla base di (metodologicamente) discutibili studi di psicologia sociale viene affermato che il sesso dei genitori è del tutto ininfluente sullo sviluppo del bambino anche se ciò sembra essere in contrasto con le conoscenze che provengono dal mondo delle neuroscienze.
Per farsi un’idea più chiara sull’argomento ci possono fornire delle interessanti indicazioni gli studi di etologia animale. I comportamenti di base sono infatti molto simili ed inoltre, lavorando sul modello animale, è possibile fare degli esperimenti di manipolazione che non sono eticamente accettabili sui bambini.
Naturalmente bisogna fare riferimento a mammiferi che hanno un comportamento parentale simile all’uomo come alcuni roditori caratterizzati da monogamia e cure bi-parentali della prole. In un elegante esperimento sul Degu (un piccolo roditore monogamo) è stato confrontato lo sviluppo delle fibre nervose e delle sinapsi cerebrali in soggetti allevati in condizioni naturali (cioè con presenza contemporanea del padre e della madre) con soggetti allevati in assenza del padre (allevati solo dalla madre) e con  soggetti allevati dalla madre biologica e un’altra femmina come care-giver sostitutivo (una zia).
E’ risultato che la presenza paterna è un fattore critico per lo sviluppo delle fibre nervose e delle sinapsi e che anche la presenza di un’altra femmina non è in grado compensare questa mancanza. La ricerca suggerisce che l’ambiente socio-emozionale caratterizzato da una famiglia bi-parentale (padre+madre) rappresenti l’ideale per lo sviluppo neuronale della prole e che tale fenomeno può riguardare anche la specie umana.

Fonti e riferimenti:
de Schultz, Tony et al. “Paternal Deprivation and Female Biparental Family Rearing Induce Dendritic and Synaptic Changes in Octodon degus: I. Medial Prefrontal Cortex.” Frontiers in synaptic neuroscience vol. 12 38. 4 Sep. 2020.