Il paradosso norvegese sull'eguaglianza di genere
femminismo - 22/06/2021 - CDA

I nostri politici, compreso il presidente del consiglio Draghi, insistono nel dire che occorre combattere gli stereotipi di genere.
Di che si tratta?
Non è solo una questione di identità sessuale, ma l'idea che l'essere maschio o femmina (e quindi uomo o donna) non è un dato oggettivo, stabilito una volta per tutte dalla biologia, bensì il prodotto della cultura e dell'educazione del bambino.
La conseguenza di questo è che i bambini non hanno predisposizioni innate in base al loro sesso a preferire determinati giocattoli, giochi, colori o vestiti e quindi la loro educazione deve essere indistinta. 
Lo stato deve inoltre fare di tutto per abbattere le differenze di genere e favorire ad esempio l'accesso alle donne a discipline, studi o lavori che di preferenza, per via di stereotipi, sono stati da sempre considerati prerogativa degli uomini.
I paesi nordici sono sotto questo punto di vista all'avanguardia. In particolare i governi norvegesi hanno fatto di tutto per abbattere i cosiddetti stereotipi di genere. 
Il dato incredibile è che, nonostante gli sforzi immensi, le differenze di genere in questi paesi si sono rafforzate invece di affievolirsi.
Una statistica ad esempio dimostra che in Norvegia "circa il 90% delle infermiere impiegate sono donne e solo il 10% delle donne svolgono il lavoro di ingegnere, è cosi dagli anni 80".
In Norvegia dunque le donne continuano a preferire lavori tradizionalmente femminili e gli uomini quelli maschili, ciò è noto come Paradosso norvegese sull'eguaglianza di genere.
Ciò dimostra non solo che le differenze di genere esistono, ma che il dato naturale e biologico alla fine riesce a imporsi su quello culturale, per tale motivo in generale alla lunga gender e femminismo sono destinati a fallire clamorosamente.
Uomo e donna sono complementari e le loro differenze non solo soltanto negli organi genitali, ma anche nella struttura del cervello e di altri organi importanti. 
Il ruolo della donna nella storia non nasce da una imposizione maschile, ma dalla biologia, e inoltre è ingiusto discriminare la donna nel suo ruolo naturale di madre e donna, sostenendo, come fanno le femministe, che attività come la crescita, la cura dei figli sia alienante. 

Harald Meldal è un documentarista norvegese che stupito da queste contraddizioni ha voluto andare a fondo sulla questione. I risultati sorprendenti sono stati pubblicati in un documentario che ha suscitato moltissimo interesse, in quanto letteralmente demolisce la teoria degli stereotipi di genere. Una delle conseguenze è stata quella che il governo norvegese ha abolito del tutto le sovvenzioni riservate alle associazioni impegnate nelle politiche di genere, a cui nel 2012 erano stati stanziati quasi 8 milioni di euro.
Formare culturalmente uomini e donne per essere più simili ha il risultato di esagerare le loro differenze, come nel caso norvegese o addirittura di renderli ridicoli, come spesso si vede nelle proposte della moda d'avanguardia.
Del resto l'uguaglianza, data l'esistenza di differenze biologiche insopprimibili, è una pura utopia.
Questo è evidente negli sport, dove i trans, biologicamente uomini, surclassano le atlete, nonostante, per regolamento, devono avere livelli bassi di testosterone (l'ormone non è tutto).
Altro esempio è nell'esercito: si fa notare che quando la Russia mandò l'esercito in Cecena, nel 1994, nonostante le donne ufficiali fossero il 15% del totale, si rifiutano di andare.