Che cosa ci insegna la vicenda del talidomide.
bioetica - 17/01/2022 -

Negli anni '50 del secolo scorso, una casa farmaceutica tedesca, la Grunenthal, crea e brevetta una nuova molecola, a cui fu dato il nome di talidomide, e da cui intendeva commercializzare un farmaco antinfluenzale.
Tuttavia il nuovo farmaco non supera i test, così la casa farmaceutica decide di riproporlo come prodotto sedativo  e anti-nausea, particolarmente consigliato alle donne in stato di gravidanza.
Diversi test su animali gravidi e su un gruppo di circa 400 volontari,  fra cui molte donne in allattamento, confermarono la sicurezza del farmaco, che così, ampiamente pubblicizzato, fu commercializzato in 70 paesi, compresa l'Italia.

Ciò tuttavia non avvenne negli Stati Uniti, dove un medico, la dottoressa Frances Oldham Kelsey, riuscì a bloccare l'autorizzazione al farmaco, dimostrando la sua  teratogenicità (cioè la possibilità di determinare anomalie e malformazioni nel feto), mentre un altro medico riuscì a scoprire 14 casi gravi di anomalie nei neonati, legati all'uso del farmaco.
Da allora la casa farmaceutica, più interessata ai notevoli profitti che alla salute delle persone (si stima se ne vendessero 6 milioni di confezioni al giorno), cercò di insabbiare tutto, assumendo addirittura degli investigatori privati con lo scopo di sorvegliare i medici o minacciarli.
Intanto il talidomide continuò a essere somministrato a migliaia di donne in stato di gravidanza.
Il risultato fu drammatico, migliaia di bambini (si conta 20 mila) nacquero affetti da ocomelia e amelia (malattia che determina l'assenza di arti o la loro deformità).

 

 

 

Il resto della storia è ancora più interessante, perché continua con minacce, boicottaggi, censure da parte dei media e dei governi.
Nel Regno Unito addirittura fu proibito ai giornali di interessarsi del caso e seguirne le vicende giudiziarie.
Un giornalista del  Sunday Times, Harold Evans, deciso ad andare fino in fondo, per dimostrare la teratogenicità del farmaco e aiutare con un adeguato risarcimento le migliaia di vittime, fu solo e osteggiato da colleghi, dal mondo scientifico e da quello politico.
Vi riuscì solo nel 1967, ma l'articolo che smascherava finalmente la malafede della Grunenthal fu bloccato, perché finanziato dalla stessa  casa farmaceutica!
Alla fine tuttavia  il lavoro  del giornalista  riuscì ad arrivare alla Commissione Europea di Giustizia.

Nelle cause di risarcimento gli avvocati trovarono difficoltà a trovare medici disposti a testimoniare a sfavore delle aziende che avevano prodotto il farmaco.
Alla fine i risarcimenti furono ridicoli, 11 mila dollari per ogni bambino nato malformato, e non fu emessa nessuna sentenza di condanna, nessuno finì in galera.

 

Questa vicenda, insieme ad altre, più o meno note, ci insegna che la scienza, pur essendo uno dei beni più preziosi che abbiamo, non è infallibile, non è qualcosa di dogmatico a cui prestare fede assoluta, anche perché in continua evoluzione. E' vietato giocare all'apprendista stregone!  
Per la sopravvivenza dell'uomo è indispensabile la scienza e la medicina, ma anche un naturale istinto di sopravvivenza che ci fa dubitare ed essere prudenti e d'altronde anche le esperienze recenti suggeriscono un atteggiamento di prudenza in particolare verso i farmaci.
E' stato difficile provare la tossicità al talidomide soprattutto a causa dei grandi interessi legati ad esso, alle censure e ai boicottaggi che venivano da ogni ambiente. E' necessario ascoltare tutti, senza pregiudizi!
Le immagine dei bambini colpiti sono difficili da sopportare. 
Se è utile vedere le conseguenze di ciò che abbiamo raccontato, le immagine sono presenti sulla rete e accessibili con una semplice ricerca.