Il femminismo attraverso le vicende di due delle maggiori leader
femminismo - 21/01/2020 - CDA

La maggior parte delle persone credono che il femminismo abbia a che fare con l’emancipazione e la libertà della donna.
In realtà esso è un fenomeno molto complesso e non è possibile comprenderlo se trattato in modo superficiale.

Potrebbe aiutarci la storia di due donne, entrambi celebri femministe, la cui vita ha avuto un epilogo completamente diverso.
La prima di queste donne è Sara Fernanda Giromini, meglio nota come Sara Winter, femminista militante e fondatrice del movimento le femen in Brasile.

La nascita del secondo figlio, dopo aver abortito il primo, e l’incontro con il suo attuale compagno hanno dato una svolta completamente diversa alla sua vita, che ha avuto un nuovo inizio quando ha lasciato il movimento femminista.

Non solo, ma è diventata una feroce critica del femminismo, scrivendo un libro, intitolato Vadia Não (in italiano Non sono una cagna), in cui racconta la sua reale esperienza nel movimento femminista, rivelando aspetti che potrebbero stupire le persone con poca conoscenza di alcuni fenomeni.

Sara Winter rivela nel libro una realtà inquietante, dietro le quinte dell’apparente lotta contro il potere degli uomini, il patriarcato, la chiesa e il cristianesimo.

Secondo l’ex leader del movimento femminista le femministe sarebbero costrette ad abortire, ad assumere droga ad aver rapporti sessuali promiscui: una lesbica all’interno del movimento femminista ha più peso e considerazione rispetto a una etero.

Il movimento, sempre secondo quanto raccontato da Sara Winter, non sarebbe controllato da donne, ma da uomini di potere, che usano il femminismo per destabilizzare la società (di questo si hanno diverse prove e riscontri, compresa la testimonianza di un famoso regista statunitense Aaron Russo amico di Nicholas Rockefeller - in foto).

Il vero scopo del femminismo sarebbe dunque quello di  stabilire un nuovo ordine sociale e distruggere i valori della società patriarcale, promuovendo il pansessualismo, una sessualità promiscua e sfrenata, l’aborto, l’odio contro la religione cristiana e gli uomini.

Altra rivelazione sconcertante della Winter è il collegamento tra movimento femminista e pedofilia: esso fornirebbe addirittura una copertura per i pedofili.
Vadia Não  è quindi un libro che tutti dovrebbero leggere, anche perché non esiste nulla di più solido e reale dell’esperienza diretta, di chi certe cose le ha vissute, e sulla propria pelle.

Altra donna, anch’ella femminista e leader del movimento le femen, ma il cui epilogo è stato molto diverso, è Oksana Shachko.
Uno dei suoi obiettivi, come leader del movimento femminista, era quello di ottenere la definitiva vittoria contro il patriarcato.
Ma la sua vicenda si conclude il 23 luglio 2018, giorno in cui viene trovata impiccata nel suo appartamento a Parigi.
Non si conosce il motivo del gesto, ma venne trovato un biglietto col messaggio “Siete tutti falsi” e quindi non un atto di accusa verso la società degli uomini,  come scrivono.
Un messaggio da chiarire e da decifrare, ma sicuramente di accusa verso il movimento di cui faceva parte ed era leader o rivolto alle persone che aveva intorno.

Due storie significative, con molti punti di contatto e da cui possiamo trarre una lezione: l’uomo e la donna possono essere felici quando assecondano ognuno la propria natura e non la combattono, in caso contrario finiscono, in un modo o l'altro, per autodistruggersi.

Al di là del potere che lo manovra dietro le quinte il femminismo è una disperata lotta contro la natura umana, il non riconoscere le differenze tra i sessi e la loro complementarietà.
Negare questi principi nella natura equivale a sopprimere il buonsenso  e la ragione, con effetti psicotici sociali gravissimi, soprattutto sulle nuove generazioni, a cu mancano saldi legami e spesso privi delle figure genitoriali, soprattutto quella del padre naturale.

L’attacco alla cristianità e ai suoi simboli è inevitabile, perché in antitesi con l’ideologia pansessualista femminista, che in nome del godimento illimitato sacrifica la vita familiare e spirituale.
La visione cristiana, dove l’uomo è essere partecipe della natura divina e trascende, è in contrasto con quella relativista femminista, che attinge alla visione atea, positivista e scientista della realtà, tutta proiettata nell’immanente e il su essere precario, effimero.