Detransition
gender - 25/01/2020 - CDA

Un aspetto davvero poco noto associato al fenomeno transgeder è la detransition.
Di che si tratta? Del desiderio per i trans di ritornare al sesso di origine.
In questi giorni un video su Youtube  di alcuni giovani detransitioned è stato rimosso, si ritiene a causa di numerose segnalazione delle comunità LGBT, che certo non gradiscono che si parli di questo.
Queste persone, bisognose di aiuto, che a centinaia desiderano tornare al sesso di partenza, oltre a non fare notizia e a essere isolate, suscitano molte polemiche.
Sul sito italiano Amore Puro troverete le testimonianze di molte persone ex-lgbt.
Essendo il nostro un sito nato per evitare la censura nei social network, lo  abbiamo trovato e pubblicato.

La retorica LGBT, grazie anche alla complicità dei media, nasconde i gravi problemi o li riduce soltanto alla non accettazione (omofobia, trans omofobia), mentre non vengono rivelati gli aspetti sgradevoli delle transizioni: le operazioni fallite, l’altissima percentuale di suicidi post interventi chirurgici, con l’amputazione di organi perfettamente sani e la completa sterilizzazione dell’individuo.

E’ difficile non pensare che interventi chirurgici di questo genere su un corpo sano, l’assunzione continua di ormoni, alteranti l’equilibrio psicofisico del corpo, e lo sforzo nel sembrare quel che fisicamente non si è non abbiano gravi effetti sia sul

 corpo e sia sulla psiche; infatti la maggior parte delle persone trans soffre di depressione.

Sono molte le storie di persone trans che a un certo punto hanno rinunciato.
Una di queste è quella di Walt Heyer, un ingegnere aerospaziale, che dopo la “detransizione” ha scritto un libro, intitolato The Paper genders (I generi di carta), disponibile anche in italiano,  dove racconta la sua vicenda e un sito SEX CHANGE REGRET , allo scopo di aiutare le persone transessuali. 

Walt Heyer, che dichiara di essere contattato, tramite il suo sito, da migliaia di persone deluse dalla transizione, ha ammesso:
«È imbarazzante ammettere di essere stato così stupido da credere che avrei potuto veramente cambiare sesso. Nessuno può cambiare sesso, è impossibile, è un’illusione, è una malattia mentale»

 



Parole che varrebbero un’accusa di trans-omofobia.
Naturalmente non si vuole infierire sulle persone trans; tutt’altro, lasciare semmai la porta aperta a soluzioni diverse, meno invasive e dolorose, non permanenti.
Ci chiediamo anche perché tali soluzioni siano precluse per legge in molti stati e sembra che una persona affetta da disforia debba essere necessariamente destinata alla transizione sessuale.
I motivi sono soltanto ideologici e sicuramente legati al business che tali persone rappresentano per cliniche, industrie farmaceutiche.
Altro grande problema è che con la scusa delle discriminazione e la lotta al bullismo, la creazione di una società più tollerante o come si dice inclusiva, si compie una vera opera di indottrinamento dei bambini e dei ragazzi sul gender! Ai ragazzi viene inculcata che ognuno di loro può scegliere il proprio sesso, indipendentemente dalla propria identità sessuata.
Un’idea, infarcita di pseudoscienza, che non ha nessun fondamento.
Uno dei padri della teoria gender, il professore canadese Christopher Dummitt, ultimamente ha dichiarato di non aver mai avuto prova che il sesso fosse un costrutto sociale e non una conseguenza biologica:
 "La mia ricerca non ha dimostrato nulla, in un modo o nell'altro. Supponevo che il genere fosse un costrutto sociale e ricamavo tutte le mie 'argomentazioni' su quella base".
Ed incredibile come una teoria non dimostrata, senza basi scientifiche o antropologiche, abbia avuto un tale successo che “dire che il sesso è una realtà biologica equivale a hate speech” , mentre per gli ultra progressisti “accusano chiunque lo affermi di negare l'identità delle persone transessuali e ciò equivale a voler causare danni a un altro essere umano”

Una testimonianza per riflettere