Joseph Daniel Unwin e la decadenza della civiltà
politica e società - 08/02/2020 - CDA

Joseph Daniel Unwin, partendo dall’ipotesi freudiana, secondo la quale la cultura si produce attraverso la sublimazione dell’impulso sessuale, compie uno studio su ben 86 civiltà storiche, dimostrando, in una prospettiva laica, che la liberalizzazione dei costumi sessuali coincide col declino della civiltà.


Esiste una relazione tra licenziosità nei costumi sessuali e livello di civiltà, che potrebbe anche spiegare quel che accade  nelle moderne società occidentali, caratterizzate spesso da un clima di caos, confusione intellettuale e decadenza?

Ha risposto a questa domanda un famoso antropologo ed etnologo inglese, Joseph Daniel Unwin, la cui opera, Sex and Culture, pubblicata nel 1934, fu considerata da uno dei più grandi scrittori del ‘900, Aldous Huxley, di grande importanza.
Non a caso l’attuale fase della civiltà occidentale è iniziata negli anni ’60 del secolo scorso, con lo spartiacque della rivoluzione sessuale del 1968, e raggiunge il suo apice oggi, con l’affermazione dei movimenti nati o sviluppatesi in quegli anni, quali il femminismo.

Unwin sostenne che il femminismo avrebbe distruggo la società prima ancora di raggiungere l'eguaglianza tra i sessi, ma affermò anche che l'uguaglianza legale tra donne e uomini era un prerequisito necessario alla monogamia assoluta.
Oggi in un clima di massima liberalità nei costumi sessuali, per prima volta si parla di crisi della nostra civiltà.
Si tratta di una crisi reversibile o no.
La risposta l’ha data lo studioso:

Nella storia umana, non c’è un solo esempio di società che abbia conservato le sue energie dopo una generazione completamente nuova che ha ereditato la tradizione di non insistere nella continenza pre e post-nuziale [...]. La prova è che in passato una classe sociale che aveva raggiunto una posizione di predominio politico a causa della sua grande energia e che, nel periodo della sua crescita, aveva regole sessuali molto severe. Mantenendo la sua energia, essa ha dominato la società nella misura in cui ha mantenuto la continenza pre e post-matrimoniale”.

Non bisogna sottovalutare l’opera di Unwin, perché il tempo gli sta dando ragione e torto a chi, a partire dagli anni ’60 del secolo scorso, considerava la rigida morale sessuale come una imposizione patriarcale o del pensiero religioso e un ostacolo alla libertà individuale.  
Il problema è che regole tramandate hanno giustificazione in problemi dimenticati.
Probabilmente, a causa della stessa natura e psicologia umana, ad esempio problemi connessi con la genitorialità e la sana crescita dei figli in una famiglia, con identità di origine certe, il pansessualismo o eccessiva licenziosità nei costumi sessuali sono incompatibili con la civiltà stessa.
Tanto più i costumi sessuali sono sobri tanto più il livello sociale e culturale di una civiltà sono alti.
Non a caso Unwin definisce “zoistica”, cioè animalesca, la fase finale della società, dove predomina l’impulso sessuale incontrollato e il soddisfacimento di ogni desiderio sessuale.
La cultura è la spiritualità non vanno confuse col progresso tecnologico, che oggi è una ricaduta di studi scientifici compiuti nei secoli scorsi.



"Unwin identifica queste ultime società come «zoistiche», ossia “animalesche”, in quanto non è vi è traccia di culto divino o culto degli antenati bensì di venerazione per la natura e per l’animalità. Al contrario, le culture civilizzate di caratterizzano per l’osservanza della verginità prematrimoniale e l’assoluta monogamia. Alla luce di queste significative considerazioni risultano alquanto paradossali ed ideologiche le affermazioni di coloro che rivendicano i diritti sessuali e riproduttivi come imprescindibili obiettivi di civiltà." (Lupo Glori)

 

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